duenovembre
martedì, 17 marzo 2009
Circa...

 

 

... Millenovecentoventinove...

Graffiato da… duenovembre alle 16:34 /
giovedì, 15 gennaio 2009
Qualcuno...

 

...si ricorda...?

Graffiato da… duenovembre alle 15:11 /
lunedì, 24 novembre 2008
Allora...

 

...Tango!

Graffiato da… duenovembre alle 17:08 /
martedì, 20 novembre 2007
Ho la testa così piena che tra un po’ ...

 

Una volta dissi dei vari sogni nel cassetto, che avrei avuto bisogno di un’archivista per catalogarli in ordine di soggetto eccetera. Ora invece dopo tre anni li rivoluziono un po’ tutti, ora li mischio ai ricordi e poi li ordino per colore. Eh sì, perché di colore si parla. S’impregna, trasuda, cola, sbava, fa una pozza e tutti la guardano e dicono “oh!”. E’ il colore del Tango, del sangue, del cuore, del dolore, delle pareti d’un bordello, dei sedili d’un convoglio vecchio come un treno d’ottocento, è il colore del sentimento. Quelli li metto tutti in fila dentro al cassetto grande, quello con le sponde alte e le maniglie d’oro, fatto di legno di noce, lucido e vecchio. Poi ce ne sono di blu, dal più profondo al celeste, quelli che sanno d’aria, che profumano appena, che son leggeri come fiori, simpatici come le mergherite con il cuore giallo, quelli li appendo all’asta argentata della stanza lilla, quella che fa d’armadio però senza porte, perché il blu sennò al celeste non volge più, ha bisogno d’aria e il giallo delle margherite la pretende volitivo. Quelli verdi non sono molti, però sono tanto intensi che quasi gli piove sopra, loro li ho ordinati bene partendo dal verde chiaro, che parlavano di vacanze d’infanzia e di ginocchia bruciate, me li porto ancora un po’, chissà, magari serviranno ad una piccola futura me, li ho ordinati bene ma ancora non so dove riporli. Quelli verde scuro invece si sono sistemati da soli, sono in giardino in penombra e se gli piove sopra crescono, sono zeppi e vibranti di futuro, di amici, di vacanze, di risate. E’ un verde incontenibile, quasi profondo. Di gialli non ne ho, o forse ne ho ma non so che son gialli, perché di certi sogni che non definisco bene forse di giallo si parla, ma non ne sono ancora certa e li tengo sparsi qua e la ed ogni tanto ne colgo uno come se fosse ciliegia a stuzzicarmi un po’ la lingua quando è muta. A stuzzicarmi un po’ le dita, come ora. Il senso non c’è, quindi non ci pensare, speriamo che piova, che ho un ombrello rosso rosso.
 
“…Intanto io rifletto, chi lo sa, forse la vita è tutta qua
abbiamo un bel cercare nelle strade e nei cortili,
cosa c'è, cosa c'è?
C'è un mondo che si chiude se non ha un pugno di felicità
io sono sempre triste, ma mi piace di sorprendermi felice
insieme a te

Wanda, ti abbraccio e poi ti dò
un bacio e poi ti dico frasi che non avevo detto mai
carezze qui carezze là
tutte da me
che non ti ho dato mai niente
Wanda, scandalizziamo l' ambiente...”
 

Graffiato da… duenovembre alle 10:49 /
giovedì, 22 marzo 2007
Che siamo tutte più o meno della stessa età...

Che io al lavoro ci verrei anche volentieri, dico. Mica solo per lo stipendio, cioè principalmente si, ma mica solo per quello. Che poi qui si starebbe anche bene ma proprio bene, in questo posto dove lavoro, che si può venirci con i jeans e la felpa, che ci sono delle belle finestre grandi e fuori si vedono gli alberi, che la signora di sotto non cucina nemmeno tanto male e la bresaola è davvero buona. Che siamo tutte più o meno della stessa età, tranne una, che si fanno dei bei caffè del pomeriggio con le riviste di moda e i boss che pretendono ma non ci sono mai a reclamare. Quello che volevo dire è che quella lì del tranne una però sta di fianco a me di scrivania. Beh, questa qui c’ha un bel po’ più di anni di noi ed è convinta che non si noti, c’ha i capelli lunghi che una volta eran biondi e ora che son bianchi li tinge con le tinte naturali che è convinta che non si vede che non son più biondi ma bianchi e invece si vede eccome. Poi non ci vede, però non usa gli occhiali a camminare per la strada perché dice che non le servono però arriva tutti i giorni in ritardo di mezz’ora tanto che le han cambiato l’orario per non doverla riprendere più e arriva tardi perché cammina piano che non ci vede bene dove mette i piedi e quando legge i documenti al lavoro oltre agli occhiali usa una lente di ingrandimento, però dice che non le serve in effetti. Questa tranne una quando arriva in ritardo di mezz’ora la mattina poi va subito in bagno e ci sta ancora venti minuti cronometrati perché si pettina i capelli lunghi finto-biondo-bianchi e si ritocca il trucco che a furia di strizzare gli cchi per vederci mentre cammina s’è un po’ sciolto e va ritoccato ma non vedendosi bene allo specchio ci mette un venti minuti cronomentrati. Quando parla al telefono la mia collega che le passa le telefonate s’è preoccupata diverse volte che pare che tranne una stia svenendo e invece no, però sembra di si perché è sempre tantissimo occupartissima e non vuole mai rispondere. Poi lei quando noi facciamo le traduzioni di nascosto le rilegge che una volta mi sono accorta e le ho detto perché le rileggi e lei ha detto che noi non le sappiamo fare bene e lei le controlla con gli occhiali e con la lente di ingrandimento mica che ci siano errori, capisci che ti girano un po’ le scatole per sto fatto. Tranne una quando mangia ha i capelli sulla faccia e per non farseli andare in bocca li tiene indietro con la mano, che poi però vanno spazzolati come la mattina quando arriva nei venti minuti di bagno, perché la mano capita che sia magari unta e quando apre la bocca la storta tutta che si vede quello che sta mangiando perché sennò il rossetto si sbava.  Però siccome un po’ si sbava lo stesso e i capelli vanno spazzolati, dopo il pranzo ci sono ancora una ventina di minuti cronometrati di bagno. Certi giorni che piove tranne una sa di quell’odore che hanno i cani quando gli si bagna il pelo che nessuna di noi riesce nemmeno ad avvicinarsi, capisci che io che abito vicino a lei di scrivania ho un super allenameno all’apnea e una resistenza fantastica alle finestre aperte in pieno inverno oltre ad uno scatto notevole nell’aprire e chiudere, le finestre, quando lei s’allontana. Tranne una ha l’assoluta convinzione che ogni tanto dice, che senza di lei noi si chiuderebbe la baracca, che quando è in vacanza noi non solo abbiamo una perenne aria di primavera anche se in diversa stagione, ma non si sa come mai abbiamo anche una velocità di risoluzione dei problemi notevolmente più alta, valli a capire certi fatti. Tranne una non beve l’acqua del “goccione” che abbiamo qui in ufficio dice che le fa male alla pancia e mentre mangia le melanzane fritte, la polenta con lo zola o i wurstel con i crauti beve un’acqua diversa, che dice quella non le fa male. Che io al lavoro ci verrei anche volentieri, dico. E certe volte, come adesso che sono i venti minuti di bagmo cronometrati di tranne una, si sta così bene, che dalla finestra aperta entra la primavera, ma soprattutto, esce il resto. Quand’è che si va inpensione in Italia?

 

**nota sulla musica:

l’ho scelta perché mentre scrivevo non so perché passava questa canzone, poi  perché mi sono immaginata tranne una a cavello d’un cammello**

 

Graffiato da… duenovembre alle 11:09 /
lunedì, 15 maggio 2006
A proposito dello star composti

 

Te lo dicono fin da piccola, stai composta a tavola però, te lo dicono poi negli anni, stai composta con un uomo, con un’amica, stai composta al lavoro, stai composta su quel treno e se t’addormenti stai composta, alla cena fuori stai composta, al cinema stai composta. Delle buone maniere si sta parlando, o di che altro?! Quand’è che smette di essere educazione e diventa facciata? Che ti trovi ad un tavolo di legno zoppo da una gamba con qualche persona che non sa nemmeno bene il perché è lì con te, ma questa è un’altra faccenda, che non sai nemmeno bene perché si è finiti a parlare di intimità, che viene fuori sei l’unica che non va in bagno con la porta aperta e ti sconvolgi a sentire di essere parte di una percentuale assurda di persone che credono ancora che quando si tratta di bagno, sia opportuno chiudere la porta. E resti lì a pensare che forse non hai capito bene, che forse hai travisato, che non è possibile. E le guardi una ad una quelle persone, chi sceglie con cura ogni accessorio e profumo e trucco e forma e colore, chi è riservato e timido e gentile ed educato, chi ha l’aria tenera e parla spesso di purezza e di come un uomo balla composto o sta composto e ha modi educati e ti chiedi come sia possibile. Allora incalzi e chiedi e cerchi di capire per capire che hai capito benissimo. Quand’è che il bagno, e non parlo di lavarsi le mani, smette di avere porte? Quando l’educazione lascia il posto al “tanto è una persona di casa”? Cosa succede in un matrimonio, ad una convivenza, quando si smette di chiudere la porta del bagno? E prima ancora, le buone maniere sono come luci di un casinò, a volte ci sono e volte se ne fa a meno? Servono per attirare l’attenzione e poi smettono di avere importanza? Resti lì, con le tue domande in testa, con la certezza che la tua porta del bagno chiusa non è in discussione per niente e nessuno, ti senti dire che non va vissuta come la vivi tu, che va vissuta molto più easy 

Ridendo tra te ti chiedi, chissà cosa ne penserebbe Biagio Antonacci, delle porte del bagno aperte…e poi ordini un caffè.

 

 

…è strano come ami tu lo fai di più di più di me…

…come ami tu non si ama mai, solo una volta in una vita…

 

 

Graffiato da… duenovembre alle 11:47 /
martedì, 02 agosto 2005
Il mondo si divide in Due...

... chi ha la pistola carica

e chi scava!

(Il Buono, il Brutto, il Cattivo)

Graffiato da… duenovembre alle 12:26 /
Una randagia in città…
Qui son benvenuti deliranti, sognatori, cavalieri, streghe, musicanti e poeti
Giro nei vicoli di…
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